domenica 25 ottobre 2009

Quel Silvio da Nobel

- di Giorgio Bocca -

Sulle colpe e i difetti degli italiani Berlusconi naviga a suo agio, li ingigantisce, li giustifica, assecondandone il vizio di scambiare i sogni per realtà, le bugie per verità, la voglia di farla franca per civismo

Dicono di Silvio: alla presidenza della Repubblica non ci pensa, preferisce restare premier, alla presidenza della Repubblica ci metterà il suo fidatissimo Gianni Letta. E invece ci pensa, ci pensa. Nei particolari come sempre, come ciò che i terremotati d'Abruzzo devono trovare nei frigo delle nuove case, dal dentifricio allo spumante per il brindisi riconoscente.

E intanto vuole il Nobel per la pace. L'idea chi ce l'ha avuta? Lui e chi altro? Sono più di cento anni che un italiano non vince il premio Nobel per la pace, ma adesso ci pensa lui, nei particolari.

Cominciamo dal comitato promotore. Un fidatissimo Giammario Battaglia, nominato da Silvio promotore del comitato, sceglie i 20 fidatissimi a cui Silvio spiega, nei particolari cosa devono fare, cominciare dal rileggersi la famosa autobiografia regalata agli italiani, dalla nascita il 29 settembre del 1936 (onomastico festeggiato democraticamente tra operai e sinistrati), alla fondazione di Canale 5, prima rete televisiva nazionale, sino al gennaio del '94, quando "salva l'Italia dal finire nelle mani dei comunisti per contrastare la loro possibile, anzi certa, dittatura e un avvenire di povertà e di servitù". E come capo del governo, Berlusconi "riacquista la fiducia internazionale e il ruolo che spetta all'Italia, come paese fondatore dell'Unione europea".

Capito? Se lo mettano bene in testa e si ripassino gli indiscutibili meriti di cui Silvio parla in ogni suo comizio trasmesso a reti unificate o quasi. Comunque il promotore Giammario Battaglia è lì per ricordarglielo.

Primo capitolo. Silvio Berlusconi e la crisi Russia-Georgia: "Mai avremmo ottenuto un accordo tra georgiani e russi se Berlusconi non avesse fatto valere i suoi antichi legami di amicizia e di fiducia con Vladimir Putin e Nicolas Sarkozy
(e il promotore respinga con sdegno le insinuazioni di qualche antitaliano sul passato di Putin nella polizia sovietica).

Ma veniamo alla pace a cui è dedicato il Nobel. Bene, secondo capitolo: è stato Silvio, "consapevole dei doveri di una grande democrazia, a sostenere, contro il parere diverso delle sinistre, di mandare dei soldati in difesa della pace e in contrasto al terrorismo internazionale".

Terzo capitolo: Silvio Berlusconi e il trattato di amicizia e cooperazione con la Libia. Gheddafi: "I governi precedenti hanno fallito. Quella di Berlusconi è stata una decisione storica nel chiedere scusa per il colonialismo". Solo un antitaliano filocomunista potrebbe ricordare che questo Gheddafi ha accolto come un eroe a Tripoli l'autore dell'attentato terrorista di Lockerbie con centinaia di morti e che anche nella recente riunione delle Nazioni Unite ha insolentito l'Occidente intero.

Quarto capitolo: la nomina di Anders Fogh Rasmussen a segretario generale della Nato. Se non sbagliamo, questo Rasmussen è il politico danese che Berlusconi con raffinato buon gusto indicò come possibile rivale in amore. "Sono stato io - dice Silvio - a togliere il veto della Turchia alla nomina di Rasmussen".

Dicono che l'antiberlusconismo sia un vizio sterile della sinistra, un vano sostituto di una seria opposizione politica. Certo fare di Berlusconi il responsabile di tutte le colpe e i difetti italiani è un'esagerazione, ma dire che su queste colpe e difetti naviga a suo agio, li ingigantisce, li giustifica, li incoraggia assecondandone il vizio a scambiare i desideri per realtà, le bugie per verità, la voglia di farla franca per civismo, questo si può e si deve.


http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quel-silvio-da-nobel/2113026/1&ref;=hpsp
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