giovedì 22 ottobre 2009

Moro, Cirillo e i boss Quando trattare diventa ragion di Stato. Deviato

- di Pietro Orsatti su Terra -

Papello: le richieste della mafia si inserirono in uno scontro tutto interno alla magistratura siciliana

Su tutta la vicenda della trattativa e del cosiddetto “papello” lo scenario si complica di giorno in giorno. Ormai non si capisce più chi è cosa, chi ricorda o crede di ricordare, chi parla in piena libertà o chi risponde anche tirato per la giacca dagli eventi e dalla pressione. Il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, in una recente intervista, sembra dare addirittura per assodato che ci sia stata questa benedetta trattativa, addirittura parla di due diverse fasi, fornisce dettagli, si sbilancia dicendo perfino, dato quantomeno inquietante, che questa trattativa «salvò la vita a molti ministri». Insomma, uno scenario ben più completo di quanto finora offerto stentatamente all’opinione pubblica e ai magistrati da altri smemorati. Le dichiarazioni di Grasso hanno creato molto sconcerto. Possibile che sapesse tanto e che sia stato in silenzio per 17 anni? In molti dicono che la trattativa non venne mai messa in atto, smentendo anche l’improvviso scenario offerto dal capo dell’Antimafia, perché lo Stato non si è mai abbassato a trattare «neppure con le Br». “Neppure”, però, non si può certo dire. Perché se lo Stato non trattò per il caso Moro, ad esempio, trattò, invece – almeno suoi pezzi – nel caso Cirillo. Parliamo del rapimento dell’assessore regionale campano Raffaele Cirillo nel 1981, in cui una trattativa ci fu eccome con le Br e grazie all’intermediazione della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. A fare questo parallelo è Luigi De Magistris, ex pm ora europarlamentare, che disegna una similitudine fra trattativa tra Stato e mafie e quella avvenuta nell’81. «Vertici della Dc, Br, camorra di Cutolo, Sismi e Sisde (con la P2) trattarono nel caso Cirillo. Nell’intesa Stato mafia mancano
solo le Br». Un azzardo? «Conosco bene le carte del caso Cirillo – spiega l’ex magistrato – perché mio padre, che era giudice in quel processo, scrisse quella sentenza. Le similitudini, gli intrecci, le deviazioni sono evidenti e simili. Pezzi dello Stato deviati che non si sa a chi rispondono e politici che giocano fuori dalle istituzioni. Mi sembra che ci sia tutto». Come è evidente che quello scenario, la trattativa iniziata nel ’92, si inserisse anche in uno scontro interno alla magistratura. Fra conduzioni e indirizzi differenti di intendere l’azione della magistratura all’interno di una delle procure più importanti d’Italia, Palermo. Una sorta di dualismo che si è ripetuto negli anni: da Falcone a Mele, da Caselli a Grasso, appunto.


http://www.orsatti.info/archives/1957
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Lonardo-Mastella, Carlucci, Gariboldi-Abelli, Rossanda.Tre lady e una "ragazza del secolo scorso"

Ho un debole per Rossana Rossanda. Sa scrivere - cosa sempre più rara - e condivido quasi totalmente quanto dice. (Volendo leggetevi, per esempio, Ma quale Marx pubblicato sul Manifesto dell'8-03-09)
Stasera, ospite de La 7, ha espresso con la consueta lucidità il suo dissenso con la farsa delle primarie nel PD per scegliere un candidato tra tre che non esprimono alcun chiaro indirizzo politico alternativo.
Colpisce l'onestà intellettuale di questa anziana signora marxista che ha dedicato la vita alla politica perdendo tante battaglie, ma mai la capacità di analizzare gli eventi.
Colpisce e non si può fare a meno di paragonare la sua solidità culturale alla cialtronesca pochezza di tante vincenti protagoniste dell'odierno panorama politico italiano.
Sono di queste ore, in rapida successione, notizie non edificanti relative a tre illustri signore.
La moglie del ben noto Clemente Mastella, presidentessa della Campania, di nuovo indagata per una storiaccia di soldi, appalti e assunzioni ed obbligata all'esilio dalla sua regione.
L'Onorevole Carlucci, ex presentatrice televisiva - quella che vorrebbe soffocare con una legge i Blog in rete - condannata per non aver versato i contributi alla sua colf.
Rosanna Gariboldi, assessore al personale della Provincia di Pavia, arrestata per riciclaggio di denaro in paradisi fiscali insieme al re delle bonifiche ambientali Giuseppe Grossi. La signora Gariboldi, sbalzata all'assessorato dagli uffici amministrativi del policlinico San Matteo di Pavia, è moglie di Giancarlo Abelli, deputato del Pdl e vicecoordinatore nazionale del partito di Berlusconi. Un faraone nel pavese dove il presidente della Provincia, Vittorio Poma è un suo fedelissimo così come il neo eletto sindaco di Pavia, Alessandro Cattaneo, affettuosamente chiamato, per la giovane età e perché da lui imposto, "il nipotino di Abelli".
Ad Abelli, ai tempi in cui era assessore di Formigoni, devono la nomina anche 47 direttori generali delle Asl e ospedali lombardi tra i quali Pietro Caltagirone, oggi alla direzione generale del San Matteo di Pavia, già condannato per falso ideologico e recentemente ricondannato dalla Corte dei Conti della Lombardia al pagamento di 322 mila euro a favore dell'azienda ospedaliera Niguarda di Milano (della quale era direttore) per il danno cagionato nell'aggiudicazione ed esecuzione di un appalto.


http://chiarelettere.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid;=2362228
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Razza padana

«Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi.» «È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti.»


Questo era quanto veniva riportato nel Manifesto della razza pubblicato il 5 agosto 1938 sulla rivista fascista “La difesa della razza“. Manifesto che fornì le premesse teoriche per l’introduzione in Italia delle vergognose leggi razziali del settembre ‘38 e del giugno ‘39. Un richiamo storico doveroso che  ci porta direttamente alla notizia che vogliamo trattare.



Esiste dunque una rivista francese di estrema destra, “Le Coch du Mois” – fondata nel 1987 da François Brigneau già collaborazionista dei nazisti – che propugna (qua la copertina) tesi simili a quelle a suo tempo esposte dal Manifesto della razza. Questa rivista risulta essere partner della Convention identitaire che si è tenuta il 18 e 19 ottobre in Francia.



La Convention identitaire riunisce annualmente le formazioni della destra identitaria europea, alcune delle quali dichiaratamente razziste e xenofobe, altre che si richiamano ai valori del più intransigente integralismo cattolico, altre ancora neo-fasciste. Al suo convegno del 17 e 18 ottobre  l’ospite d’onore era l’eurodeputato leghista Mario Borghezio che non ha presenziato a titolo personale bensì quale rappresentante ufficiale della Lega Nord che, insieme al suo Movimento dei giovani padani, aderisce alla Convention identitaire.


Sulla natura xenofoba, razzista e fascista di Borghezio non avevamo dubbi, non fosse altro per le sue pubbliche prese di posizione. Quel che ci preoccupa è invece la doppia natura della Lega Nord che in Italia governa, mentre in Europa flirta con i movimenti xenofobi e neo-fascisti.



Per avere maggiori dettagli sulla galassia identitaria europea è interessante questo video realizzato dalla TV francese Canal Plus dove, tra l’altro, si parla proprio di Borghezio e della Lega Nord come punti di riferimento per il movimento identitario europeo.



Fonte: http://minitrue.it/10/2009/razza-padana/
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Le Iene lo facevano bene

Per colpa della censura messa in atto dalle televisioni “un filo governative”, anche uno dei programmi di punta del giornalismo d’inchiesta, “Le Iene”, perde colpi, pubblico e anche qualche inviato storico.
Uno dei primi casi di censura, fu quella attuata su un servizio relativo al nuovamente presuntofarabutto Mastella, che ha visto la Iena Sortino lasciare il programma a causa della mancata messa in onda del suo pezzo.
Poi è stata la volta dei risultati dei test antidroga fatti ai politici nostrani (che però poteva essere utile a spiegare i comportamenti strani e pittoreschi di alcune figure in particolare); anche li, niente via libera.
Per la (poco)onorevole Carlucci, prima c'è stato un vero e proprio braccio di ferro su un servizio fatto dal trio medusa, alla fine andato in onda (mentre il trio medusa ha lasciato le Iene); e ora ha appena ottenuto la sua rivincita, riuscendo a bloccare un servizio dedicato a lei e al fatto che sia stata condannata in primo grado per pagamenti in nero ad una collaboratrice.
La censura più grave però, è quella relativa ad un servizio su una operazione di soccorso, nei confronti di una imbarcazione di profughi in Sicilia, che avrebbe causato, si dice, un incidente abbastanza serio; naturalmente senza poter vedere il servizio non si potrà mai sapere la verità, ferma restando la buona fede degli uomini delle Forze dell’ordine, costantemente impegnati nel prestare soccorso e aiuto a chiunque lo richieda e in qualsivoglia acque, anche venendo meno a regole imposte, che con l’accoglienza, non hanno nulla a che vedere. Ma in periodo di respingimenti verso i lager libici e di critiche verso il nostro Governo da parte di tutta l’Europa, rivolte soprattutto a nostro eccentrico ministro degli interni, il servizio poteva creare ulteriore imbarazzo al (poco)onorevole Maroni, facendo diventare rossa non solo la montatura dei suoi occhiali così fashion e quindi…altro taglio...
Il programma cerca allora di tenersi su con la formula tanto cara al padre padrone, quella secondo cui c è qualcosa che tira sempre più di un carro di buoi….
Così vengono proposti sempre più improbabili balletti della conduttrice, vestita con gonnelline giro clitoride, per far in modo che nei giorni successivi, tg e giornali, ce la menino sull’annoso dilemma se si sono viste o meno le mutandine e cosa ne pensa suo marito; mentre i servizi, salvo quelli che si occupano di malaffare malasanità e malaItalia in generale (per la verità sempre di ottima fattura e a volte particolarmente rischiosi) ruotano sempre intorno alla stessa cosa: sua maestà la Gnocca tanto cara al premier….

Meno male che era nella lista delle trasmissioni comuniste (notoriamente avulsi alla beltà femminile) e contro i programmi del Governo supremo..


http://ancoravivo.ilcannocchiale.it/post/2362114.html
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Progetto Scuole Informate

In un mondo in cui il controllo dell’informazione è una fonte di potere incommensurabile, impegnarsi nel rendere di tutti la possibilità di raggiungere qualsiasi informazione di pubblico interesse, diviene non già solo un compito importante da svolgere, ma una vera è propria necessità da soddisfare.

L’associazione “nuovagestione”, propone così un progetto che punta a formare ed informare gli allievi degli ultimi anni delle scuole medie superiori, riguardo tematiche di interesse sociale ed economico, poco o per nulla trattate dai media tradizionali, attraverso un pacchetto di lezioni base in grado di fornire una conoscenza generica degli argomenti proposti ed un sufficiente spirito d’interesse nei confronti della materia, che porti il giovane studente ad impegnarsi nell’approfondimento e nella condivisione delle informazioni fornitegli.

Le lezioni non si prefiggono assolutamente l’obiettivo di dare delle risposte bensì quello di far nascere delle domande. Domande alle quali cercheranno loro stessi di far fronte, attraverso la ricerca, la riflessione e l’approfondimento, affinché si sviluppi in essi un punto di vista conscio, critico e flessibile che gli permetta di affrontare con gli strumenti concettuali adatti la difficile uscita dalla tela dell’adolescenza. Il progetto è completamente gratuito e prevede lo svolgimento delle 6 lezioni nell’arco dell’anno scolastico.

“TEMATICHE AFFRONTATE”

1) Cos’è una Multinazionale?
2) Signoraggio Bancario?
3) La terra è in pericolo?
4) Dietro al consumismo
5) Come si influenzano le masse nei paesi democratici?
6) Sguardo sull’economia: Crisi e possibili vie d’uscita

Saranno proiettati i seguenti documentari:

The Corporation” (2003, Canada, 145 min)
Una scomoda verità” (USA, 2005, 94 min)
Terra Reloaded” (Italia, 2009, 70 min)
The story of stuff” di Annie Leonard

FORMATORI:

GIANPAOLO MARCUCCI
ALESSANDRO BONO
MARCO CANESTRARI
MATTIA GRILLI

 

Si cercano volontari residenti a Roma e dintorni, anche senza esperienza, che vogliano aiutarci nelle varie attività del progetto che partirà a breve nelle scuole e sul territorio.



Fonte: http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/10/progetto-scuole-informate.html
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Translorh, la rotaia che uccide

VIDEO: Le interviste del blog: Gino dePauli

Translorh è la rotaia padovana che uccide. Un nome da film dell'orrore, al pari del Mostro della Laguna Verde e dell'Uomo Lupo. A Padova, dove si è sempre circolato in bicicletta senza rischi, ora c'è Translhor la monorotaia killer. I tram si costruiscono in Italia da più di un secolo, sono stati esportati anche a San Francisco. L'amministrazione padovana si è superata, ha creato i tram da guerra.Translhor è il tram amico, un po' come il fuoco amico. Cattura il ciclista come una mantide e gli trancia qualche arto o lo uccide definitivamente. 250 feriti e un morto. Il blog ha intervistato Gino De Pauli, presidente del comitato vittime del metrobus di Padova.

"Salve amici del blog, sono Gino De Pauli, presidente del Comitato vittime metrobus di Padova. Vi parlo da Padova perché qui è sorto un problema veramente grande che ha causato il ricovero all'ospedale di oltre 250 persone e purtroppo anche la morte di una persona.
Nel '92, il Comune di Padova ha dato avvio all'iter per potersi dotare di un tram tradizionale. Nelle varie fasi successive questo tram è stato sconfessato dalla destra che, una volta salita al potere, non ha più voluto si facesse. È stato quindi realizzato un ibrido, il Translohr, che non è omologato: né la monorotaia, né il mezzo.
La differenza tra questo mezzo e il tram tradizionale la possiamo andare a vedere perché abbiamo creato de modellini di rotaie.
Il primo modellino è quello relativo a un tram tradizionale come quello che c’è a Milano, a Roma o in altre città d’Italia. Con una bicicletta, bisogna superare la rotaia di traverso, sia questa tradizionale che quella del nuovo sistema che c’è a Padova. Se inavvertitamente si dovesse, per motivi della dinamica del traffico, infilare la ruota della bicicletta nella rotaia del tram di Milano, la ruota potrebbe scorrere e si riuscirebbe a mettere a terra i piedi e salvarsi. Cosa succede, invece, nella monorotaia del nuovo Translohr, il nuovo sistema di Padova? La monorotaia sborda dalla sede stradale di circa un centimetro - anche di due - e cosa succede? Che la ruota si trova sopra al bordo di due centimetri di questo ferro e gomma, l’attrito non c’è più. Se accade che inavvertitamente, per le dinamiche del traffico, questa bicicletta si infila nella rotaia, rimane incastrata all’interno di una fossa che è creata dai due piani inclinati. A occhio nudo vediamo che la differenza tra le due rotaie è sostanziale. Il carrello del sistema innovativo è formato da due pneumatici e una guida centrale che viene agganciata a questa rotaia che sborda dalla sede stradale di un centimetro e anche due. Adesso vi faccio vedere con il carrellino che abbiamo artigianalmente costruito noi com’è il funzionamento.
Ci sono due ruotine che si agganciano e guidano il mezzo con le ruote laterali che servono per sostenere il peso. Tutto il sistema di guida è incentrato su questa monorotaia. Ecco perché deve sbordare dalla sede stradale. Ma cosa succedeva? Siccome ha avuto dei deragliamenti, hanno pensato bene di tagliare la resina con cui viene bloccata la monorotaia per inserire le stesse ruote, ma con una inclinazione molto più ampia per poter così avere un maggior punto di appoggio. Essendo più larghe riescono a agganciarsi meglio a questa monorotaia e evitare il deragliamento, in effetti è da un po’ che non deraglia più.
Però questo fatto pone dei problemi in quanto le moto continuano a scivolare sopra la rotaia, ma mentre prima del taglio della resina potevano anche salvarsi in qualche maniera, ora la ruota del ciclomotore si infila e si incastra: dovete pensare al peso della persona più il peso della moto e quindi l’aria che c’è dentro nella gomma tende a scendere in questa fossa, bloccarsi e catapultare la persona o fargli perdere l’equilibrio e mandarla all’ospedale.
Ad oggi abbiamo oltre 250 feriti e purtroppo anche una persona deceduta il 5 giugno 2008.
Il problema è per noi quasi irrisolvibile, abbiamo cercato di contattare gli ingegneri dei trasporti per farci aiutare a risolvere un problema di questo tipo visto che è da due anni ormai che gira e questa rotaia è due anni che è lì e continua a creare incidenti non solo qui a Padova ma anche a Mestre ora e anche lì si sono verificati degli incidenti abbastanza gravi.
Noi cosa possiamo fare? Lanciamo un appello al blog, a tutti gli amici di Beppe Grillo e Beppe Grillo stesso, perché contatti i maggiori luminari delle università italiane ed estere dei trasporti perché trovino una soluzione. Perché non succeda a altri quello che è successo a noi: non ci siano altri feriti, non ci scappi qualche altro morto. La rotaia è lì 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno e colpirà ancora.
Abbiamo bisogno assoluto di trovare una soluzione perché non succeda a altri quello che è capitato a noi. Lancio un appello anche per la famiglia del povero Franco Zambon che è morto a 41 anni su questa maledetta rotaia, se qualcuno può darci una mano per aiutarli. Sono dei pensionati e sono disperati perché non riescono a venirne fuori!".
Gino De Pauli, presidente del comitato vittime del metrobus di Padova

Ps Giovedì 22 ottobre, dalle ore 9:30, la Casa della Legalità invita tutti cittadini, associazioni, comitati, gruppi e meetup, in Via Fieschi a Genova, davanti all'entrata del Palazzo della Regione Liguria, per presidiare la riunione della Commissione Territorio e Ambiente che voterà sul "piano casa". Non abbiamo più tempo... il 28 ottobre centro-destra e centro-sinistra vogliono approvare tutto in via definitiva. Fermiamoli!

Pps L'area del Movimento a 5 Stelle sarà disponibile a breve. La realizzazione di alcuni siti come movimentocinquestelle.it non sono stati autorizzati e sono diffidati da raccogliere dati in nome di Beppe Grillo.

Continua il concorso: "Dove eravate, 32 dipendenti infedeli?" per sapere dove si trovavano al momento della votazione sulla fiducia i dipendenti dell'opposizione. Partecipate numerosi. Il blog terrà traccia delle vostre segnalazioni e le riporterà nei prossimi giorni con il vostro nome o nick. Ecco l'elenco: 24 PDmenoelle: Argentin, Binetti, Bucchino, Capodicasa, Carra, Codurelli, D'Antoni, Esposito, Farina, Fioroni, Gaione, Ginefra, Giovanelli, Grassi, La Forgia, Lanzillotta, Madia, Mastromauro, Melandri, Misiani, Pistelli, Pompili, Porta, Portas. 7 UDC: Bosi, Ciccanti, Drago, Libè, Pisacane, Ruggeri, Volontè. 1 IDV: Misiti.


http://www.beppegrillo.it/2009/10/translorh_la_rotaia_che_uccide.html#comments
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Un decalogo per guarire l’Italia. Intervista a Michele Ainis

- di Emiliano Sbaraglia -

“La cura” di Michele Ainis (Chiarelettere, pp.183, € 14), costituzionalista e saggista, potrebbe apparire una proposta esclusivamente provocatoria e praticamente impraticabile. E forse è proprio così. Ma il libro ci costringe, lo si voglia o no, a fare i conti con la disastrosa situazione sociale e politica che domina l’Italia. Una situazione dalla quale, scrive Ainis, si potrebbe tentare di uscire seguendo le indicazioni di un “decalogo” (che costituisce la seconda parte del libro), nel quale l’autore individua una serie di accorgimenti che suonano, per l’appunto, spesso estranei alla cultura sedimentata ormai da decenni nel nostro paese. Un esempio su tutti, l’idea di una penalità per coloro i quali cerchino di ripercorrere le orme professionali dei propri genitori. Nella patria delle lobby e dei nepotismi, sembra veramente fantascienza. Se non oltre. Di questo e altro abbiamo parlato con lo stesso autore.

Professor Ainis, il suo libro si struttura sostanzialmente in due parti, potremmo definirle una “destruens”, l’altra “costruens”; nella prima si analizza la situazione politica e sociale, a dir poco critica, dell’Italia. Nella seconda si teorizza una cura, come recita il titolo del libro. Partirei dal suo sguardo sulla realtà di oggi…
Diceva Omero: gli dèi tessono disgrazie affinché gli uomini abbiano odi da cantare... Al di là delle citazioni, partirei da una analisi di fondo, che poi è alla radice di tutti gli altri mali: parlo di un’ingiustizia sociale che deriva dalla incapacità di valorizzare chi lo merita. Il problema del merito, in sostanza, che non è affatto un tema di destra, come spesso si è abituati a pensare. La realtà italiana ci dice che non vai avanti se non sei protetto da una lobby, da un partito, da una famiglia. E in questo modo vanno avanti solo i peggiori o i mediocri. La prima conseguenza di questa pratica è un sistema che non funziona, un sistema inefficiente, come confermano le statistiche contenute nel libro: pensiamo all’indice di produttività. La seconda conseguenza è la diseguaglianza, perché in un sistema inefficiente chi ci rimette sono i più deboli. Guardiamo la giustizia, dove se si hanno bravi avvocati va bene anche una giustizia scassata, e la cui conseguenza naturale risulta essere il demerito, inefficienza, le disuguaglianze sopratutto nei confronti dei più deboli, di chi non ha le forze, e dunque i soldi, per difendersi.

Nel suo libro lei non risparmia nessuna componente politica, complice di corporazioni diffuse e lobby essa stessa. L’attuale scenario politico non concede nemmeno una speranza di riferimento?
Qui non si tratta di partiti o visioni politiche, bensì di una pratica che l’attualità e la quotidianità dei nostri giorni ribadisce in ogni circostanza. Ma sarebbe più importante, più delle varie riforme di cui tanto si parla, una ventata di democrazia diretta a tutti i livelli, che io amo denominare come “un principio di responsabilità”. La democrazia per me è questo. Noi parliamo di massimi sistemi (che in realtà sono minimi), quando piuttosto secondo me bisognerebbe ripartire da questi concetti fondamentali di democrazia.

Tra queste lobby lei inserisce anche sindacati e Chiesa. In che modo possono definirsi tali?
Sarebbe un discorso un po’ troppo lungo... Io credo nelle istituzioni sindacali, sul loro ruolo fondamentale di tutela dei diritti dei lavoratori; ma è sotto gli occhi di tutti la loro degenerazione in una oligarchia. Stesso discorso vale per la Chiesa, con la differenza enorme che intercorre tra il popolo dei fedeli e la Curia che dovrebbe rappresentarli e occuparsi di loro.

Nel suo decalogo tra le varie proposte ce n’è una piuttosto curiosa, vale a dire quella di una penalità per chi concorra a ottenere lo stesso lavoro dei propri genitori. Nel nostro paese pare fantascienza, non trova? La sua è soltanto una provocazione?
Si, possiamo definirla anche come una provocazione. In un mio articolo apparso sul “Sole 24 ore” lo scorso mese citavo ad esempio il caso dei notai, categoria che tra l’altro forse manifesta meno tendenze al nepotismo rispetto ad altre: ho ricevuto una quantità tale di e-mail di protesta da parte di notai, da Venezia a Crotone, che mai avrei immaginato. Io poi sono anche nel mondo dell’università, un’altra di quelle categoria dove ci sono troppi figli, e troppe protezioni indebite. Ma è la quasi totalità del nostro sistema a funzionare in questo modo. Quello che ho voluto comunicare con questo libro è la necessità di interrompere tale circolo vizioso. Per questo mi sono voluto rivolgere soprattutto alle giovani generazioni.

Infatti lei dedica il libro a sua figlia, e più in generale agli under 30. In un passaggio, ai trentenni che si troveranno a condividere almeno una parte del suo decalogo chiede di attivarsi, di proporre leggi d’iniziativa popolare, referendum, petizioni collettive. Non le pare però che proposte del genere possano essere percepite e assorbite soltanto come inutili, troppo teoriche e inefficaci per poter realmente cambiare il corso delle cose?
Non lo so, può anche darsi... Diciamo che per una volta nella vita ho voluto spingere sull’ottimismo del cambiamento. Io sono siciliano, e il pessimismo è un tratto distintivo dei siciliani, perché hanno un rapporto particolare con la morte. Invece ho voluto sperare che si possano trovare delle regole, delle nuove regole, e quella degli under ’30 credo sia l’età giusta per provare a scardinare una porta che sembra blindata. Questo libro è quello che sentivo di poter fare io. D’altra parte, come si dice?, si nasce incendiari e si muore pompieri... chiediamo soccorso agli incendiari.


http://temi.repubblica.it/micromega-online/un-decalogo-per-guarire-litalia-intervista-a-michele-ainis/
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